inizio contro salute

Vaccinazione: i miti

Dal libro "Ciò che i dottori non dicono" di Lynnie McTaggart
(alcuni stralci dal capitolo 6)

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(…) Molti dottori credono che i vaccini siano uno dei grandi successi della scienza medica, grazie ai quali molte malattie infettive mortali sono state sconfitte. In realtà la voce di molti dottori è quella di un altruista che ama pensare che la scomparsa definitiva delle malattie non solo sia possibile, ma sia addirittura dietro l'angolo. Sentiamo spesso l'Organizzazione Mondiale della Sanità annunciare la data in cui si aspetta che malattie come la poliomielite, il morbillo o la difterite saranno cancellate dal pianeta per sempre.

Questa fede tanto ardente ha reso orgogliosa la professione medica e le ha fatto produrre sempre nuovi vaccini per combattere non solo le malattie mortali come la polio, ma anche molte malattie passeggere benigne dell'infanzia, come il morbillo, la parotite e la varicella. Contando tutti i richiami multipli presenti nel programma suggerito dal governo americano, ai bambini dovrebbero essere inoculati circa 30 dosi di vaccini prima che inizino ad andare a scuola, la maggior parte delle quali nei primi mesi di vita. (…)

E con i vaccini che i tecnocrati coraggiosi del nuovo mondo della medicina hanno perso completamente la cognizione delle malattie e della loro prevenzione. Questa fede è così radicata nella giustezza della causa, che impedisce ai dottori di riconoscere la prova fattuale evidente che dimostra i pericoli e l'inefficacia di certi vaccini, o, addirittura, di casi di malattie nei bambini che sono stati vaccinati contro la malattia stessa. Trasforma dottori o scienziati, altrimenti ragionevoli, in spacconi e isterici, che rispondono urlando a chi non è d'accordo con loro, che utilizzano il ricatto emotivo per costringere i genitori alla sottomissione e a cedere, piuttosto che al buon senso e ai fatti, a sostenere il loro punto di vista.(…)

Alla base della logica che sta dietro i vaccini, c'è la teoria dell'immunità di gruppo; se un numero sufficiente di persone viene vaccinato contro una certa malattia, questa alla fine scompare. Di fronte a organismi altamente complessi come i virus, che cambiano e mutano costantemente, l'unico nostro desiderio è l'eliminazione della malattia. Il problema di questo ragionamento, però, consiste ovviamente nel suo approccio tirannico: eliminare una malattia è più importante, agli occhi della medicina, della salute di vostro figlio, che potrebbe essere danneggiato dal vaccino, o del vostro diritto di decidere quello che è meglio per la vostra famiglia.

Opponetevi alla vaccinazione e verrete considerati non solo dei genitori irresponsabili, ma dei cittadini irresponsabili della vostra comunità o addirittura del mondo. In Gran Bretagna, la vaccinazione dei bambini è spesso una richiesta espressa dal medico generico come condizione affinché il bambino possa rimanere tra i suoi pazienti (lui viene pagato 2.235 sterline se il 90% dei bambini di meno di due anni nelle sue liste viene vaccinato. Se solo il 70% dei bambini viene vaccinato, quel bonus diminuisce a 745 sterline; qualsiasi percentuale inferiore significa che-il medico percepisce una percentuale equivalente dell'ammontare totale). (…)

In molti paesi tutti i bambini sono obbligati a farsi vaccinare per poter andare a scuola, una politica che in paesi come gli Stati Uniti sembrerebbe andare contro molte libertà costituzionali. In questo clima isterico, il governo e la comunità medica hanno considerato un loro diritto insistere sulla somministrazione ad un minore di una sostanza di cui non si è in grado di garantire l'innocuità, un diritto che nessuno ha ancora tentato di sfidare in tribunale.

Uno strumento rude

Il vaccino è uno strumento rude e altamente imperfetto. Il problema principale non è tanto che i vaccini non funzionano, ma che funzionano in modo casuale. Il ragionamento che sta dietro la vaccinazione è basato sul dato che iniettare a un individuo un virus indebolito, vivo o morto che sia, farà sì che il suo corpo sviluppi degli anticorpi per quella malattia, come accade quando contrae una malattia in modo naturale. Ma la medicina non sa veramente se gli effetti del vaccino sono permanenti. Tutto quello che i soliti studi scientifici possono dimostrare (dato che vengono condotti solo nel periodo immediatemente successivo alla vaccinazione) è che i vaccini sono in grado di creare degli anticorpi nel sangue.

Quello che può accadere è che un certo numero di vaccini sia in grado di far aumentare in modo misurabile gli anticorpi per una particolare malattia infettiva, ma solo per un breve periodo di tempo. Ma anche se facessero aumentare gli anticorpi in modo indefinito, questo potrebbe non avere nulla a che vedere con la protezione di un individuo dalla malattia nel lungo (o magari anche nel breve) periodo. Infatti, la presenza di anticorpi nel sangue potrebbe non essere il solo modo in cui il corpo riconosce e si difende dalla malattia. Ampi numeri di persone che hanno contratto malattie come la difterite, non producono alcun anticorpo contro questa malattia.

In una ricerca, gli anticorpi per il morbillo sono stati trovati nel corpo di solo un bambino vaccinato su sette, che poi hanno sviluppato il morbillo: questi bambini non hanno sviluppato anticorpi né in seguito all'inoculazione, né in seguito alla malattia . Ultimamente, il Laboratorio di Sanità Pubblica di Londra ha scoperto che un quarto dei donatori tra i 20 e i 29 anni avevano un'immunità insufficiente contro la difterite, anche se la maggior parte era stata vaccinata da bambini. La presenza di immunità diminuisce ulteriormente tra le persone di età tra i 50 e i 59 anni.

Mito Numero 1: le malattie sono state eliminate semplicemente grazie alle vaccinazioni

Il successo della vaccinazione è basato fondamentalmente su elementi che si danno per scontati. Anche se il tasso di incidenza e di morte di molte malattie infettive è diminuito radicalmente nel momento in cui si registrava un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, delle condizioni abitative, dell'alimentazione e delle procedure di isolamento, poiché nello stesso periodo sono stati introdotti i vaccini, la medicina ha dato per scontato che la vaccinazione da sola sia interamente responsabile della scomparsa di queste malattie.

Molti testi medici ci fuorviano con l'affermazione che uno dei grandi risultati ottenuti dalla medicina è la scomparsa del vaiolo grazie alla vaccinazione. Tuttavia, se si esaminano le statistiche epidemiologiche attentamente, scopriamo che tra il 1870 e il 1872, 18 anni dopo l'introduzione della vaccinazione obbligatoria, quattro anni dopo uno sforzo coercitivo per vaccinare tutta la popolazione (con forti penalità per i trasgressori) e il 97,5% della popolazione ormai vaccinato, l'Inghilterra ebbe la peggiore epidemia di vaiolo del secolo, che mietè più di 44.000 vittime. Infatti a quell'epoca morì di vaiolo il triplo delle persone rispetto a quelle morte in un'epidemia precedente verificatasi quando meno persone erano state vaccinate.

L'incidenza del vaiolo e le percentuali di morti durante l'epidemia del 1870 convinsero la popolazione della città di Leicester che il vaccino non funzionava e questa, dopo il 1871, rifiutò la vaccinazione. Nell'epidemia successiva del 1892, Leicester si affidò esclusivamente a migliori condizioni igieniche e alla quarantena. La città ebbe solo 19 casi di vaiolo e un morto, su una popolazione di 100.000 persone, rispetto alla città di Warrington, che ebbe un numero di casi sei volte superiore e un numero di morti 11 volte superiore di quelle di Leicester, anche se il 99% della popolazione era stata vaccinata.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato che la soluzione per sradicare le malattie in molte parti dell'Africa Occidentale e Centrale sarebbe passare dall'immunizzazione di massa, che non sta dando buoni frutti, ad una campagna di sorveglianza, che potrebbe contenere la malattia attraverso procedimenti di isolamento. L'esperienza della Sierra Leone dimostra inoltre che la vaccinazione non è stata responsabile della scomparsa del vaiolo. Alla fine degli anni Sessanta, la Sierra Leone aveva il tasso più alto di vaiolo nel mondo. Nel gennaio del 1968 il paese iniziò la sua campagna per sradicare la malattia e tre delle epidemie più ampie furono controllate identificando e isolando casi singoli, senza immunizzazione. Quindici mesi più tardi, l'area registrò il suo ultimo caso di vaiolo.

Poliomielite
Più di ogni altro, il vaccino per la poliomielite è indicato con orgoglio da ogni governo come la prova definitiva che la vaccinazione di massa funziona. Il governo statunitense fa notare che durante gli anni peggiori della poliomielite, in America si verificarono 20.000-30.000 casi, rispetto ai 20-30 casi all'anno del giorno d'oggi. Tuttavia, il Dott. Bernard Greenberg, capo del Dipartimento di Biostatistica presso l'Università della Carolina del Nord, Scuola di Sanità Pubblica, continua ad affermare che i casi di polio aumentarono del 50% tra il 1957 e il 1958 e dell'80% dal 1958 al 1959, dopo l'introduzione dell'immunizzazione di massa".

In cinque stati (…) i casi di polio più o meno raddoppiarono nel 1954 e nel 1955 dopo l'introduzione del vaccino per la poliomielite. Comunque, a causa del panico generato dai casi di polio negli anni '50, nella campagna di informazione che venne fatta, le statistiche furono manipolate dalle autorità sanitarie per dare l'impressione opposta e far passare l'idea di aver trovato la formula magica.

Un modo per risolvere il problema fu quello di dare alla vecchia malattia un nuovo nome - "meningite virale o asettica". Secondo le statistiche dell'Indice Sanitario della Contea di Los Angeles, per esempio, nel luglio 1955 ci furono 273 casi documentati di poliomielite e 50 casi di meningite asettica, rispetto ai 5 casi di polio e ai 256 di meningite asettica del decennio successivo.

All'inizio di questo secolo, più di 3.000 morti furono attribuite alla "varicella", e solo circa 500 al vaiolo, anche se le autorità sono d'accordo che la varicella solo molto raramente è una malattia fatale. (…)

Il tetano, la difterite e la pertosse
L'incidenza e il numero delle morti per difterite iniziarono a diminuire molto tempo prima che il vaccino venisse introdotto, come accadde per il tetano, in particolare grazie all'attenzione prestata all'igiene delle ferite. Tra tutti i soldati della Seconda Guerra Mondiale, sono stati registrati solo 12 casi di tetano, un terzo dei quali si erano verificati tra soldati che erano stati vaccinati. Il grande declino delle morti per pertosse (circa l'80%) si verificò prima dell'introduzione del vaccino".

Morbillo
Qualcosa di molto simile si verificò con il morbillo. Il tasso di morti per morbillo arrivò a un grande declino del 95% (0,03 morti su 100.000 casi) 20 anni prima dell'introduzione del vaccino20. E oggi, a dispetto del fatto che il Regno Unito abbia il vaccino trivalente per morbillo, parotite e rosolia dal 1988, e una copertura estremamente alta di vaccinazione tra i bambini piccoli, i casi di morbillo hanno iniziato ad aumentare di quasi un quarto.

Fino a poco tempo fa, gli Stati Uniti erano colpiti da un'epidemia sempre crescente di morbillo, la peggiore registrata da vari decenni, a dispetto del fatto che il vaccino per il morbillo nelle sue varie forme fosse attivo dal 1957 e l'inodilazione combinata dal 1975.(…) Nonostante l'età media dei bambini che prendono il morbillo sia in diminuzione (da un'età media di 12 anni nel 1989, all'inizio dell'epidemia, ad un'età media ultimamente di 4,9) quasi la metà dei casi riportati è ancora relativa a bambini sopra i cinque anni, la maggior parte dei quali dovrebbe essere stata protetta.(…)

Meningite HIB
Nonostante l'introduzione dell'ultimissimo vaccino, contro la meningite Haemophilus influenzae b (HIB), un gruppo di studio per il vaccino che ne doveva esaltare le virtù, ha ammesso che si è verificata una diminuzione sostanziale anche tra i bambini che non erano stati vaccinati, dal 99,3 al 68,5 su 100.000 casi.

Mito Numero 2: le malattie contro le quali venite vaccinati sono mortali

Sempre di più la ricerca dei vaccini si è spostata dal controllo di malattie mortali al controllo di malattie noiose come il morbillo o la varicella. Infatti, un ampio numero di malattie contro le quali ci vacciniamo al giorno d'oggi non sono in grado di mettere in pericolo di vita bambini ben nutriti e con un sistema immunitario sano.

Morbillo
Lo zelo che sta dietro la recente campagna contro il morbillo è fondato sulla credenza che il morbillo sia una malattia mortale che pare divenire sempre più pericolosa ogni anno. Quando, nel 1989, il Ministero della Sanità condusse la sua più grossa campagna per il vaccino, il Dott. Norman Begg, consulente epidemiologo del Servizio di Laboratorio di Sanità Pubblica, citò le statistiche allora ufficiali e cioè che un bambino su 5.000 che contrae il morbillo sviluppa l'encefalite acuta, un'infiammazione del cervello e che uno su 5.000 tra questi svilupperà la PESS (Panencefalite Sclerosante Subacuta), una malattia quasi inevitabilmente fatale che causa l'indurimento del cervello.(…)

II morbillo può essere fatale, ma non colpisce in modo così casuale come vorrebbe farci credere la medicina. Negli Stati Uniti nel 1990, durante un'epidemia di morbillo che contò 27.000 casi, 89 bambini morirono. Ma molte morti si verificarono tra bambini di famiglie a basso reddito, dove l'alimentazione giocava un ruolo importante, come il trattamento errato delle complicazioni. In Africa, dove i bambini sono carenti di vitamina A, il morbillo effettivamente uccide. Tuttavia, come vari studi dimostrano, ogni bambino del Terzo Mondo con una buona riserva di vitamina A ha moltissime possibilità di sopravvivere.

Pertosse
Come ha scritto il consulente di WHO il Dott. Stewart: «La lezione della storia, e non solo della storia medica, è che le malattie infettive cambiano schema, gravità e frequenza nel tempo. La pertosse una volta era una seria minaccia alla vita e alla salute di tutti i bambini piccoli. Ora non è più così, nonostante sia spesso una malattia faticosa e pericolosa per alcuni neonati». Durante l'esplosione della pertosse nel 1978-79, a Glamorgan, Glasgow e nel Surrey, in aree "a basso rischio" - cioè in aree dove l'alimentazione era adeguata - non ci sono stati casi di danno permanente al cervello o di morte tra i bambini, né tra i neonati (che sono quelli considerati maggiormente a rischio).

Polio
Anche la polio non è il killer virulento di massa che si è sempre pensato. In particolare in seguito all'epidemia degli anni '50 (dopo la morte della vittima più pubblicizzata, il presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt), si pensa che la poliomielite colpisca persone sane e giovani a caso. Invece, la maggior parte dei casi di polio sono infezioni innocue. Le statistiche correnti stimano che solo il 10% delle persone esposte alla polio la contrarranno, solo l'l% di questi ne contrarranno una versione paralizzante, mentre la percenuale di quelli esposti alla malattia in generale è dello 0,01%. L'omeopata medico e noto critico dei vaccini il Dott. Richard Moskowitz ha definito la propensità di un individuo a sviluppare la paralisi da questo virus generalmente innocuo come «una suscettibilità anatomica speciale».

Mito Numero 3: i vaccini vi proteggeranno da queste malattie

La tesi degli apologhi dei vaccini, in particolare di quei vaccini che sono noti avere effetti collaterali sostanziali (come quello per la pertosse) è che, imperfetti quali possono essere, i benefici valgano la pena rispetto al rischio. Il problema rispetto a questa discussione è che essa dà per scontato che i vaccini funzionino.

Pertosse
Durante le epidemie di pertosse, la metà o più delle vittime erano già state vaccinate. In uno studio sui casi di pertosse del 1974, 1978 e del 1974 negli Stati Uniti e in Canada il Dott. Stewart ha potuto constatare che da un terzo alla metà dei bambini che l'avevano contratta erano stati completamente vaccinati. Quando studiò i quasi 2.000 neonati che avevano contratto la pertosse, i due terzi erano stati contagiati dai loro fratelli vaccinati. Secondo l'opinione del Dott. Stewart, «non è dimostrabile alcuna protezione da parte della vaccinazione per i bambini», a dispetto del fatto che questa è la fetta di popolazione che il vaccino intende proteggere - le sole vite che di solito vengono messe in pericolo da una malattia dolorosa ma di solito benigna.

«L'effetto del presente programma di vaccinazione è quello di far sì che l'unico gruppo ad alto rischio, i neonati, possa soffrire sia degli effetti collaterali del vaccino sia dell'infezione», ha concluso il Dott. Stewart. Secondo questa visione, il rischio che un neonato contragga l'encefalite con un danno permanente al cervello come risultato della pertosse (1 su 38.000) è paragonabile al rischio di danno al cervello che è possibile contrarre con il vaccino (1 su 25.000).

Più recentemente, durante un'epidemia in tutta la nazione di pertosse nel 1993, un gruppo di ricercatori di un ospedale di Cincinnati nell'Ohio, ha scoperto che questa si era verificata soprattutto tra i bambini che erano stati completamente vaccinati con il DPT. Circa il 30% dei bambini era stato ricoverato all'ospedale, e comunque l'epidemia non aveva mietuto vittime. Gli stessi bambini che avevano contratto la malattia avevano tra i 19 mesi e i sei anni, e di conseguenza erano stati vaccinati abbastanza recentemente; così anche gli scienziati hanno iniziato a riconoscere il fatto che il vaccino antipertossico disponibile a cellula intera, non offre una protezione a lungo termine.

Ai dottori piace sottolineare che quando il vaccino per la pertosse venne sospeso all'inizio degli anni '70 in Gran Bretagna, il numero totale dei casi gravi aumentò notevolmente.(…) Ma il numero dei casi riportati è aumentato in tutti i gruppi d'età, anche in quelli per cui era stata raggiunta un'alta percentuale di immunizzazione.(…)

Una nuova versione "acellulare" del vaccino contro la pertosse (dove la tossina della pertosse viene inattivata dal perossido di idrogeno, per essere più sicura) non ha avuto risultati molto migliori. In Svezia, dove è stata testato su un gruppo di neonati, un quarto ha sviluppato la pertosse, anche dopo aver ricevuto tre iniezioni. Questo vaccino pare funzionare al massimo in meno di tre quarti delle volte.(…)

Tetano e difterite
Lo stesso sembra valere per la difterite e il tetano. Una revisione dei vaccini sponsorizzata dagli Stati Uniti ha concluso che il vaccino contro la difterite «non è un agente immunizzante efficace come si era detto». Gli effetti del vaccino per la difterite pare che svaniscano con l'età adulta. A Londra un quarto dei donatori di sangue in età tra i 20 e i 29 anni ha dimostrato di avere un'immunità insufficiente, mentre la metà di quelli tra i 50 e i 59 anni ha perso l'immunità completamente. Per quanto riguarda il tetano, il gruppo statunitense che ha riesaminato i vaccini, ha notato che il grado di potenza del vaccino «può variare considerevolmente da preparato a preparato». Il gruppo ha inoltre concluso che, il vaccino purificato e reso più sicuro per prevenire le reazioni, aveva conseguentemente diminuito la sua capacità protettiva.

Morbillo
L'establishment medico ha tentato di attribuire la colpa della recente epidemia di morbillo ai gruppi di persone non vaccinate, in particolare, a quelli presenti tra i poveri non bianchi, ma le statistiche di nuovo parlano altrimenti. Secondo le statistiche governative del 1989, la metà delle vittime in età da college, era stata vaccinata in precedenza e tra il 1985 e il 1986, più dei tre quarti di tutti i casi di morbillo si sono verificati nei bambini che erano stati appropriatamente vaccinati.

Tutto ciò che ha fatto il vaccino per il morbillo è stato di trasformare quelle che erano in passato malattie infantili, in malattie che possono essere contratte anche da adulti. Nell'era precedente al vaccino, il 90% di tutti i pazienti di morbillo avevano un'età che andava dai cinque ai nove anni. Da quando il vaccino per il morbillo è stato introdotto, però, il 55-64% dei pazienti di morbillo ha più di 10 anni. L'età media dei pazienti durante l'epidemia di morbillo presso l'Università della California a Los Angeles, durante la recente epidemia negli Stati Uniti, era di 22 anni.

Un numero significativo di questi casi si è verificato tra gli studenti di college, in particolare tra quelli nati tra il 1957 e il 1967, dopo l'introduzione del vaccino. (…) Per esempio, in un'epidemia di morbillo del 1986 a Corpus Christi, Texas, il 99% dei bambini erano stati vaccinati. Nel 1988 l'80% dei casi di morbillo si sono verificati tra bambini che erano stati vaccinati all'età giusta. L'anno prima, il 60% dei casi si era verificato tra persone che erano state vaccinate.

Esperti, negli Stati Uniti e in altri paesi, che cercano di capire dov'è l'errore, hanno spesso raccomandato di diminuire l'età di vaccinazione o di prevedere un richiamo in età scolare o più tardi (circa a 11 anni) se l'iniezione precedente non era stata fatta; raccomandano di fare una singola inoculazione a 9 mesi e una combinata a 15 mesi; o introdurre il vaccino MMR prima, a un anno. L'Accademia Americana di Pediatria ha raccomandato che una seconda dose di MMR venga inoculata a due anni. E alcuni medici credono che anche due dosi non siano sufficienti per combattere i vari ceppi di virus selvaggi che esistono. Anche se vengono fatti richiami le vaccinazioni spesso non funzionano. In un gruppo di individui in cui il vaccino per il morbillo non ha funzionato, solo la metà dei richiami sono stati in grado di sviluppare livelli di anticorpi considerati protettivi.

Rosolia
In termini di efficacia, il vaccino per la rosolia, che di solito è incluso nel vaccino trivalente MMR, non ha ottenuto risultati migliori. In uno studio degli anni '70 condotto presso l'Università della Pennsylvania su ragazze adolescenti a cui veniva fatta la vaccinazione, più di un terzo mancava di qualsiasi prova di immunità. Dato che i virus mutano facilmente, il vaccino può proteggere solo da un certo ceppo di un virus e non da quelli che si vengono a creare successivamente. Uno studio italiano più recente ha mostrato che il 10% delle ragazze erano state infettate da un ceppo selvaggio del virus, anche dopo pochi anni dall'inoculazione.

Meningite HIB
Forse il peggiore esempio di vaccino è quello HIB, approvato negli Stati Uniti per la prima volta nel 1985 e reso disponibile in Gran Bretagna nell'ottobre 1992. L'HIB doveva combattere la causa principale della meningite nei bambini con meno di cinque anni. Questa forma di meningite batterica, causata dalla Haemophilus influenzae di tipo b, colpisce soprattutto i bambini in età prescolare con un'incidenza massima tra i sei e i quindici mesi. Le stime correnti sono che circa 60 bambini su 100.000 contraggono la meningite causata dall'HIB; di questi tra il 3 e il 6,5% muore e il 14% avrà problemi a lungo termine, come la sordità o crisi di tipo epilettico.(…)

Il primo vaccino, introdotto negli Stati Uniti nel 1985, era un "polisaccaride", utilizzato in bambini con più di 15 mesi, soprattutto dopo che uno studio finlandese ebbe esiti incoraggianti. Il vaccino iniziò presto a perdere credibilità dopo che i dottori segnalarono che i bambini contraevano la meningite in seguito alla vaccinazione. Uno studio condotto nel Minnesota indicava che il vaccino aumentava di cinque volte la possibilità che il bambino contraesse la meningite. La medicina non funzionava neanche nei bambini sotto i 18 mesi, cioè nella popolazione a maggior rischio!

Nel rapporto sponsorizzato dagli Stati Uniti, l'Istituto di Medicina dell'Accademia Nazionale delle Scienze, confermò che il vaccino HIB può causare la meningite HIB. In un altra ricerca in cui 55 bambini vaccinati contrassero ugualmente la meningite HIB, non solo il vaccino non aveva alcun effetto protettivo (dato che tre bambini morirono e sei svilupparono complicazioni neurologiche), ma i ricercatori conclusero che il vaccino «aumentava la suscettibilità a queste complicazioni».(…)

Nel 1993 la FDA statunitense approvò il Tetramune, una combinazione del vaccino DTP e HIB, perché venisse usato su neonati e bambini tra i due mesi e i cinque anni. Oltre a far funzionare meglio il vaccino HIB, questa combinazione doveva ridurre da otto a quattro il numero di iniezioni che i bambini statunitensi dovevano fare. I test, condotti su circa 7.000 bambini, indicavano che la varietà "tutto in uno" non produceva alcuna differenza significativa nella risposta in anticorpi, rispetto alle iniezioni separate. (…) Ci sono delle prove che più vaccini riceve un bambino, minore sarà la sua risposta a livello di anticorpi.

Polio
Per quanto concerne la polio, gli scienziati stanno cominciando a dichiarare che una delle ragioni principali per cui si somministra il vaccino vivo non è veritiera. Nei veri casi di polio, il virus vive nell'intestino, creando quella che ordinariamente è un'infezione innocua. Il virus morto, originariamente sviluppato da Joans Salk, viene iniettato sotto la pelle e si dà per scontato che viaggi attraverso il flusso sanguigno per creare anticorpi che lo "bloccheranno" prima che raggiunga il sistema nervoso. Tuttavia, l'iniezione del virus della polio morto, non dà "un'immunità intestinale", cioè non fa crescere gli anticorpi nell'intestino.

Questo significa che, anche se non si contrarrà la polio paralizzante, il virus selvaggio continuerà a vivere nell'intestino e teoricamente potrà essere trasmesso a qualcun altro. Il vaccino originale di Salk, richiedeva tre o più richiami ogni cinque anni. Quando venne somministrato per la prima volta, venne considerato un successo enorme, finché negli anni '60 la percentuale di vittime di poliomielite salì. Seguendo a ruota le percentuali di vittime a due cifre degli anni cinquanta, il nuovo sviluppo venne salutato come una prova che il vaccino di Salk non funzionava.

Il vaccino vivo orale (OVP), venne sviluppato da Sabin, e praticamente rimpiazzò il vaccino di Salk negli anni '60, perché non solo conferiva, o così sembrava, un'immunità per tutta la vita a chi lo riceveva, ma gli impediva di divenire portatore del virus selvaggio. Dato che i riceventi possono espellere il virus del vaccino tramite gli escrementi, o per via orale per un certo numero di settimane, la teoria dice che è possibile passare l'immunità a individui non vaccinati, aumentando in questo modo "l'immunità del gruppo". In altre parole, il vaccino vivo orale divenne il vaccino di scelta così ampio che sia un genitore che un figlio potevano agire come forza immunizzante per altri individui non vaccinati.

Gli scienziati ora si rendono conto che ci sono poche prove che il vaccino vivo permetta il raggiungimento effettivo di questa immunità tipo "porta di servizio" tra le persone non vaccinate. Questa è stata la conclusione di uno studio scientifico condotto da un gruppo di ricercatori dopo un'epidemia di polio a Taiwan, dove il 98% dei bambini era stato immunizzato. Anche la FDA statunitense ha affermato: «Ora sappiamo che la diffusione secondaria del virus del vaccino a contatti suscettibili, gioca un ruolo veramente limitato nell'immunità della popolazione».

Ci sono anche moltissime prove che il vaccino per la polio sia fallimentare. Molte delle epidemie dei nostri giorni si verificano più tra le persone immunizzate che tra quelle non immunizzate. Nel 1961, per esempio, nel Massachusetts si verificò un'epidemia di polio, con più casi di paralisi tra i vaccinati che tra i non vaccinati. Inoltre, anche se il vaccino "attecchisce" si potrebbe ugualmente non essere abbastanza protetti contro un certo ceppo del virus. Durante una grande epidemia di epatite A, a Glasgow, il siero sanguigno di 24 delle vittime fu testato per cercare gli anticorpi della poliomielite. Solo un terzo del gruppo aveva un livello accettabile di anticorpi contro un certo ceppo del virus.

Tubercolosi (vaccino BCG)
Il test Heaf viene usato dalla maggior parte dei distretti scolastici per misurare la sensibilità alla tubercolina. A differenza della maggior parte dei test sulla sensibilità, un risultato negativo dovrebbe significare che un bambino non ha in sé gli anticorpi contro il bacillo della tubercolosi. Tuttavia, il test è notoriamente poco accurato; anche l'Accademia Americana di Pediatria avvisa i suoi membri che il test potrebbe dare risultati falsi negativi e falsi positivi. Inoltre, nessuno è veramente sicuro di quello che significhi un test positivo. Potrebbe significare che si è immuni alla tubercolosi, o che si sono contratte infezioni precedentemente, oppure che si è semplicemente (…)

Il problema è che il vaccino BCG è in grado esclusivamente di limitare la moltiplicazione e la diffusione del batterio della tubercolosi; non è in grado invece di prevenire l'infezione delle persone esposte al germe. Infatti, ci sono prove crescenti che i vaccini BCG offrono una protezione maggiore contro la lebbra piuttosto che contro la tubercolosi, in particolare nei paesi del terzo mondo, dove la tubercolosi è ancora molto diffusa. Uno studio significativo condotto in Africa, a Malawi, su 83.000 persone, ha concluso che la metà era protetta dalla lebbra, ma nessuno aveva una protezione significativa contro la tubercolosi. La Scuola di Igiene e di Medicina Tropicale di Londra, che ha condotto un'analisi speciale, ha scoperto che il vaccino è efficace solo nel 22% dei casi in Kenya e nel 20% dei casi in alcune aree dell'India. L'efficacia generale va dallo 0 all'80% in tutto il mondo, forse per le variazioni del ceppo del virus, per le differenze nutrizionali o per le influenze esercitate dall'alimentazione.

Mito Numero 4: gli effetti collaterali dei vaccini sono rari e generalmente leggeri

Allo stesso modo in cui non esistono medicinali sicuri, non esistono neppure vaccini sicuri, e stiamo iniziando solo ora a capire esattamente quanto questi siano pericolosi. Lo studio più accurato e più ampio sui vaccini, condotto fino a oggi, dai Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, il corpo governativo più importante degli Stati Uniti sulle malattie infettive, è stato reso noto silenziosamente a una manciata di scienziati senza alcuna pubblicità sulla stampa, durante un incontro della Commissione di Consulenza sui Vaccini per l'Infanzia a Washington.

La presentazione a basso tono durante un seminario ristretto tenutosi il 9 settembre 1994 a Washington DC, non corrispondeva alla natura spettacolare delle conclusioni: cioè che il rischio di sviluppare convulsioni da parte dei bambini che vengono vaccinati triplica nel giro di pochi giorni dopo la vaccinazione, in particolare dopo la MMR o la DPT.

Utilizzando una tecnologia di database, il CDC ha monitorato il decorso di 500.000 bambini in tutti gli Stati Uniti, inserendosi nelle registrazioni computerizzate delle Organizzazioni per il Mantenimento della Salute e negli schemi di assicurazione pubblica computerizzata, come la Kaiser Permanente in California. In questo modo, il CDC è stato in grado di raccogliere praticamente tutte le ricerche e dati esistenti sulle reazioni negative ai due vaccini trivalenti. Si sono identificati in questo modo 34 effetti collaterali maggiori, che vanno dall'asma a problemi sanguigni, dalle malattie infettive e dal diabete a problemi neurologici, tra cui la meningite, la polio e la perdita dell'udito.

Ma era l'incidenza delle crisi convulsive che sorprendeva, poiché aveva picchi altissimi secondo quanto afferma il Dott. Anthony Morris, che ha partecipato al meeting. La percentuale delle crisi aumentava di tre volte rispetto alla norma entro il primo giorno dopo la vaccinazione DTP, e di 2,7 volte da quattro a sette giorni dopo che il bambino aveva ricevuto l'iniezione MMR, aumentando di 3,3 volte da otto a 14 giorni dopo. Le crisi, tra cui l'epilessia, le convulsioni e lo svenimento sono già alcune delle condizioni più diffuse nell'infanzia, che colpiscono, si stima, un bambino su 20, ossia il 5%. Questa cifra così alta potrebbe riflettere gli effetti della vaccinazione o le nuove scoperte potrebbero significare che i vaccini aumentano ulteriormente quella percentuale di crisi fino quasi al 15%, colpendo quasi 3 bambini su 20.

Gli effetti dell'iniezione DPT erano immediati e facevano aumentare di tre volte la possibilità di crisi entro le 24 ore dopo il vaccino, ma diminuivano a 0,06 dopo il primo giorno. Il vaccino MMR, comunque, aveva un effetto molto più lento, raggiungendo il periodo più pericoloso da otto a quattordici giorni dopo il vaccino. Le crisi erano spesso gravi, secondo il CDC, e un quarto dei casi dovevano essere trattati in ospedale.

In un linguaggio misurato e neutrale la presentazione concludeva: «le crisi sono associate a vari vaccini, ignorando possibili confusioni dovute a somministrazione simultanea... Interesse, per il desiderio di minimizzare le iniezioni e semplificare i programmi di somministrazione, negli effetti sinergici tra gli antigeni quando vengono combinati o somministrati simultaneamente».

Quello che questo gergo scientifico vuole dire è che il CDC è interessato a determinare se le crisi vengono causate da vaccini individuali o se gli insiemi di antigeni di tutti questi vaccini assunti contemporaneamente, causino effettivamente la distruzione del sistema immunitario. Il CDC sta portando avanti delle ulteriori ricerche prima di preparare un saggio definitivo.

Nonostante il Servizio di Laboratorio di Sanità Pubblica abbia rifiutato le mie dichiarazioni sulle scoperte del CDC considerandole dei controsensi durante un programma televisivo, i risultati degli studi condotti sono incredibilmente simili. L'Unità Statistica PHLS ha scoperto che il vaccino MMR aumenta il rischio di crisi convulsive di tre volte, mentre il DPT aumenta anch'esso il rischio di tre volte, di solito tre giorni dopo l'iniezione. La percentuale di aumento massima delle crisi e delle meningiti dovute al ceppo Urabe della porzione relativa alla parotite, del vaccino MMR, di solito si verifica tra 15 e 35 giorni dopo.

Il PHLS ha anche scoperto che i bambini a cui veniva iniettato il vaccino MMR avevano cinque volte di più la possibilità di soffrire di porpora trombocitopenica idiopatica, un disturbo del sangue che spesso rende necessarie delle trasfusioni. Il rischio in altri casi è stato stimato di una vaccinazione su 30.000.

Pertosse
Per quanto riguarda i vaccini individuali, quello per la pertosse è riconosciuto come il più pericoloso. Di tutte le reazioni avverse alle vaccinazioni che vengono ora riportate dal Sistema Americano di Registrazione di Eventi Avversi ai Vaccini, creato con il Vaccine Copensation, una legge americana che riconosce che i vaccini causano effetti collaterali e che crea un sistema per fornire un compenso alle vittime, la stragrande maggioranza sono dovuti al vaccino DPT.

Durante il periodo da gennaio a agosto 1991, ci sono stati 3.447 rapporti di reazioni al vaccino DPT - il 66% delle 5.000 reazioni totali (e questi 5.000 casi si stima potrebbero essere solo un decimo delle reazioni avverse totali verificatesi in America).

Incredibile ma vero, la sicurezza del vaccino contro la pertosse non è mai stata provata prima che questo venisse iniettato a milioni di neonati. Essenzialmente il vaccino come lo conosciamo oggi non è differente dal primo lotto creato nel 1912. A quel tempo due batteriologi francesi fecero crescere il batterio della pertosse in grandi contenitori, lo uccisero con il calore, conservarono questo brodo con la formaldeide e proseguirono iniettandolo a centinaia di bambini.

A differenza di molti vaccini, che vengono detossificati e purificati rispetto alla versione del germe in questione, il vaccino per la pertosse contiene ancora la "cellula completa" del batterio della pertosse, che è quello che noi chiamiamo il virus a cellula intera o il vaccino crudo.

Questo significa che contiene ancora endotossine e sostanze come pareti cellulari molto tossiche, che provocano febbre, interferenze con la crescita e morte negli animali di laboratorio. Altre tossine stimolano la produzione di insulina. Una predispone gli animali, a cui è stato inoculato il vaccino, allo shock e al collasso; un'altra blocca i meccanismi di guarigione del corpo.

Una differenza moderna è l'aggiunta di un "adiuvante" un sale metallico (spesso un composto di alluminio) usato per aumentare l'effetto del vaccino, più un conservante (un derivato del mercurio). Questi ingredienti vengono usati a dispetto del fatto che la formaldeide sia cancerogena e che l'alluminio e il mercurio siano altamente tossici per gli esseri umani.

Un nuovo vaccino acellulare creato negli Stati Uniti e chiamato DTaP è stato approvato dalla FAD americana nel 1992, e ora potrebbe essere iniettato ai neonati, piuttosto che servire come richiamo per i bambini più grandi. La nuova varietà viene testata anche in Europa. I dottori sperano che i risultati faranno diminuire le paure dei genitori sui pericoli dell'iniezione.

Tuttavia ricerche recenti suggeriscono che il vaccino acellulare potrebbe non essere più sicuro del vaccino che andrà a sostituire. Un ampio studio americano chiamato Prova nazionale multicentrica sulla pertosse acellulare, che ha confrontato più di 2.000 bambini a cui era stato somministrato o il vaccino acellulare o la versione con la cellula completa, ha scoperto che la percentuale di reazioni avverse gravi (morte, quasi morte, crisi convulsive, ritardi nello sviluppo e ricoveri ospedalieri) non differiva tra il vaccino vecchio e quello nuovo.

L'unico test di sicurezza del vaccino originale per la pertosse fu condotto dal Consiglio per la Ricerca Medica britannico che testò il vaccino su 50.000 bambini di 14 mesi o più. Gli Stati Uniti non hanno mai eseguito un test, ma si sono sempre basati su questi test britannici condotti negli anni '50. Inoltre, i 42 neonati che avevano avuto le convulsioni entro 28 giorni dall'iniezione, furono esclusi dallo studio e il vaccino venne considerato sicuro, anche se il livello di reazione si traduce in uno su circa 1.000 bambini.

Nonostante le prove siano state progettate solo per dimostrare l'efficacia e non la sicurezza del vaccino, le autorità sanitarie statunitensi e britanniche le hanno utilizzate per affermare che il vaccino è sicuro e può essere somministrato a bambini di sei settimane. Questo significa che il vaccino non è mai stato testato per definire la sicurezza relativa alla somministrazione di questo dosaggio a neonati. Significa inoltre che i neonati di due mesi ottengono lo stesso dosaggio dei bambini di dimensioni tre o quattro volte maggiori. (…)

L'encefalite è un'infiammazione del cervello, spesso definita meningite, che causa una fontanella rossa e protuberante nei neonati. Il Centro Americano per l'Informazione Nazionale sui Vaccini ha riunito molti rapporti di bambini che rimangono cerebralmente lesi oppure muoiono dopo questi episodi. In quasi tutti i casi, i genitori stessi hanno dovuto richiedere la registrazione della reazione dei loro bambini al vaccino, perché il loro dottore sosteneva l'assenza di qualsivoglia legame con il vaccino. (…)

Secondo uno studio durato 10 anni, l'Istituto di Medicina dice che il vaccino potrebbe provocare malattie neurologiche ai bambini con anormalità metaboliche o cerebrali latenti. I ricercatori ora sono preoccupati che i bambini possano subire danni al cervello o addirittura morire se sviluppano una malattia neurologica grave entro una settimana dal vaccino.

Il rischio di questo tipo di danno neurologico è stato stimato si verifichi in un caso su 50.000 bambini vaccinati. Nonostante Gordon Stewart abbia sostenuto che il rischio di morte o di danni cerebrali per i neonati in caso di pertosse sia comparabile al rischio di morte o danno al cervello in seguito all'iniezione del vaccino, i veri rischi del vaccino potrebbero essere molto maggiori. Secondo le statistiche che registrano gli indennizzi ricevuti dalle famiglie di bambini inglesi lesi in seguito all'inoculazione del vaccino contro la pertosse, il rischio di danno tra il 1958 e il 1979 è stato di un caso su 30.000, almeno tre volte quello di altri vaccini.

Nonostante il comitato IOM abbia concluso che non ci sono prove sufficienti fornite da studi medici per affermare che il vaccino per la pertosse possa effettivamente provocare danni gravi, questo non è stato comunque escluso. I possibili danni includono il diabete giovanile, problemi di apprendimento, problemi di attenzione, spasmi infantili e sindrome della morte improvvisa del neonato (SIDS).

La FDA in passato aveva sponsorizzato uno studio condotto presso l'Università della California su bambini che avevano ricevuto circa 15.000 dosi del vaccino DTP. Lo studio riporta che nove bambini ebbero convulsioni e che ci furono nove episodi di collasso, una frequenza di reazioni avverse di un caso ogni 1.750 bambini vaccinati. Tuttavia, dato che ogni bambino riceve da tre a cinque iniezioni di DTP, il vero rischio potrebbe essere più plausibilmente di un bambino su 400. In uno studio su 53 bambini morti di SIDS, 27 avevano ricevuto l'iniezione DPT al massimo un mese prima della morte. Sei morti si sono verificate entro 24 ore e 17 entro una settimana dall'iniezione.

Testimoniando di fronte al Comitato del Senato statunitense nel 1985, Edward Brandt Jr, allora segretario della Sanità, stimò che ogni anno 35.000 bambini soffrono di danni al cervello per causa di questo vaccino. Altre stime dell'Università di California a Los Angeles sono che 1.000 neonati all'anno muoiono di SIDS in seguito al DPT, cioè circa il 10-15% del numero totale dei casi di SIDS negli USA.

All'inizio degli anni '70, il Dott. Archie Kalokerinos e il Dott. Glenn Dettman, durante uno studio sui bambini aborigeni, furono stupiti dalla percentuale di morte di questi bambini che in alcuni posti raggiungeva il 50%. Improvvisamente fecero questa connessione: l'aumento nella percentuale di morte coincideva con l'intensificarsi degli sforzi di immunizzare quei bambini, molti dei quali erano ammalati o avevano delle gravi deficienze vitaminiche al momento dell'iniezione di DPT. Come risultato di questa ed altre prove, la Svezia, la Germania e il Giappone hanno omesso il vaccino per la pertosse dai loro programmi regolari di vaccinazioni.

Tetano
Per quanto riguarda il tetano, lo studio eseguito dall'Istituto di Medicina sui danni provocati dai vaccini, conclude che questo vaccino può causare febbre alta, crisi epilettiche, dolore, danni al sistema nervoso e la sindrome di Guillain-Barre. Le iniezioni antitetaniche possono inoltre far scendere temporaneamente i linfociti T del sangue a livelli simili a quelli delle vittime dell'AIDS.

Un altro problema rispetto al cosiddetto vaccino sicuro è l'encefalite o i danni al sistema nervoso o all'orecchio intemo. Il Physician 's Desk Reference avverte che i richiami possono provocare il peggioramento e la quantità delle reazioni avverse al vaccino, se vengono fatti troppo di frequente. (…)

Il Vaccino MMR: Morbillo, Parotite, Rosolia
Nel Regno Unito fino a non molto tempo fa i dottori e il governo ci dicevano semplicemente che il vaccino MMR veniva usato già da molti anni, con sicurezza, in altri paesi, in particolare negli Stati Uniti. Ci dicevano anche, come affermò l'ex ministro della sanità Edwina Currie nell'ottobre del 1988, «assicurava una protezione per tutta la vita contro tre infezioni con un'unica iniezione».

Ma negli Stati Uniti, a partire del luglio 1990 fino all'aprile 1994, si erano verificati 5.799 incidenti in seguito alle vaccinazioni con l'MMR come è stato comunicato dal Sistema Americano di Registrazione di Eventi Avversi ai Vaccini, la maggior parte dei quali hanno necessitato di un trattamento medico di emergenza, con circa 400 casi in cui il danno è stato permanente o ha condotto addirittura alla morte. E se, come dice il Centro di Informazione Nazionale per i Vaccini, queste cifre rappresentano solo il 10-15% del numero totale degli effetti collaterali (dato che il numero totale di casi non è noto), la cifra reale potrebbe raggiungere i 60.000 casi.

Gli esperti di vaccini americani e britannici come il Dott. Begg, del Laboratorio di Sanità Pubblica, sostengono che l'incidenza delle encefaliti provocate dal vaccino contro il morbillo, sono molto rare, e si verificano in un caso ogni 200.000 bambini. I sintomi includono febbre, mal di testa, possibili convulsioni e cambiamenti comportamentali. «La maggior parte dei sintomi è leggera», dice «e i bambini si riprendono». Tuttavia molti studi parlano di rischi molto maggiori. Una ricerca condotta in Germania ha constatato che un bambino vaccinato ogni 2.500 ha avuto delle complicazioni cerebrali, ed uno ogni 17.650 ha contratto l'encefalite.

Per questo si può dire che circa un bambino vaccinato ogni 400 soffrirà di convulsioni e quasi un quinto dei giovani adulti a cui vengono fatte iniezioni di richiamo avranno effetti collaterali gravi come la febbre, dolore agli occhi e la necessità di rimanere a letto. Nuove ricerche hanno provato a collegare l'iniezione per il morbillo e l'aumento netto della sindrome di Crohn e della colite nei bambini.(…)

Oltre a correre il rischio di effetti collaterali provocati dal vaccino vostro figlio potrebbe anche contrarre quella che è ormai nota come una forma atipica di morbillo, una forma particolarmente violenta della malattia che resiste alla terapia. In uno studio del 1965 eseguito a Cincinnati durante un'epidemia di morbillo, 54 bambini vaccinati svilupparono una forma atipica di morbillo. Molti di questi bambini avevano una febbre talmente alta e una polmonite tale che dovettero venire ricoverati in ospedale.

Ci sono prove che indicano che la prevenzione delle malattie ordinarie dell'infanzia impedisce al sistema immunitario dei bambini di svilupparsi adeguatamente. Quando i bambini vengono vaccinati contro il morbillo, spesso contraggono il cosiddetto morbillo leggero, con eruzioni cutanee leggere. Uno studio ha provato l'esistenza di una relazione tra l'assenza di eruzioni cutanee nel morbillo e l'aumento di incidenza di malattie degenerative come il cancro, andando avanti con gli anni. Molti dottori hanno riportato che i pazienti di cancro hanno avuto un numero molto basso di malattie infettive durante l'infanzia.

Parotite
Le autorità tedesche hanno scoperto 27 reazioni neurologiche al vaccino per la parotite, tra cui meningite, febbre convulsa, encefalite ed epilessia. Di tutti i casi di parotite - encefalite registrati nel corso di 15 anni, un sesto erano stati certamente provocati dal vaccino. Ricerche eseguite in Canada stimano che il rischio di encefalite - parotite indotta dal vaccino è di un caso su 100.000'03. Uno studio iugoslavo ha concluso che si trattava invece di un caso su 1.000.

Per quanto concerne la meningite provocata dal vaccino per la parotite, il Ministero della Sanità britannico ha recentemente assicurato al pubblico che il rischio è di un solo caso su 11.000, il che contraddice le scoperte, note da molto tempo, pubblicate in una delle riviste pediatriche più importanti degli Stati Uniti, ossia che la percentuale varia da 1 su 405 a 1 su 7.000 vaccinazioni.

Il governo britannico ha ignorato questi segnali di avvertimento sulla parte del vaccino relativa alla parotite finché uno studio di controllo, condotto dal servizio di Laboratorio di Sanità Pubblica, ha dimostrato che un numero inaccettabilmente alto di bambini contraevano la meningite da un certo ceppo del vaccino per la parotite. A Nottingham, un gruppo di casi suggerì che il rischio poteva essere addirittura di 1 su 4.000 dosi; il PHLS alla fine concluse che il rischio era di uno su 11.000 dosi.

Ma anche quando il governo ritirò velocemente le due versioni contenenti il ceppo del virus Urabe della parotite, circa 18 mesi dopo il Canada, l'industria farmaceutica Smith Kline Beecham continuò a produrre dei vaccini che contenevano quel ceppo particolare, «in modo che i programmi di immunizzazione esistenti nelle aree dove non era disponibile alcun vaccino alternativo per la parotite non venissero sospesi». In altre parole, in alcune parti del mondo, era considerato meglio dare un vaccino che si sapeva pericoloso, piuttosto che esporre i bambini a una malattia che è generalmente benigna.(…)

Rosolia
Un rapporto dell'Accademia delle Scienze ha affermato che la parte relativa alla rosolia del vaccino MMR può provocare l'artrite a lungo o a breve termine. Un produttore del vaccino trivalente ha stimato che la parte relativa alla rosolia del vaccino può provocare l'artrite fino al 3% dei bambini e quasi al 20% delle donne adulte che vengono inoculate. «I sintomi (dell'artrite) possono persistere per vari mesi, o, in rare occasioni, per anni» dice l'industria, «e vanno da dolori leggeri ad una deformazione estrema». Le ragazze adolescenti sono considerate a rischio maggiore di sintomi ai legamenti e agli arti.

Nel 1970, il Ministero statunitense per la Sanità, la Pubblica Istruzione e il Welfare, ha riportato che il 26% dei bambini che venivano vaccinati per la rosolia durante i programmi di test nazionali sulla vaccinazione, sviluppavano artralgia e artrite. Molti hanno dovuto rivolgersi al medico e alcuni sono stati ricoverati in ospedale per scoprire se avevano la febbre reumatica e l'artrite reumatoide".

La Dott. Aubrey Tingle, un'immunologa pediatrica presso l'ospedale infantile di Vancouver, nella British Columbia, ha intrapreso un'ampia ricerca in questo campo. Secondo i suoi studi il 30% degli adulti che vengono vaccinati per la rosolia iniziano a soffrire di artrite dopo due o al massimo quattro settimane, andando da dolori leggeri ai legamenti fino a una deformazione grave. La Tingle ha inoltre scoperto il virus della rosolia in un terzo dei pazienti adulti e bambini che soffrivano di artrite reumatoride".(…)

Polio
Con il virus della polio vivo, il problema principale è che questa versione "attenuata" o indebolita del virus contenuta nel vaccino può alterarsi geneticamente negli intestini, trasformandosi in una forma virulenta e provocando una poliomielite paralizzante in chi la riceve o in coloro con i quali viene a contatto. Attualmente, praticamente gli unici casi di polio che si verificano in Gran Bretagna o negli Stati Uniti (e in Italia, NAT.), sono causati dal vaccino, in particolare dai cosiddetti "contatti", come nonni, genitori o fratelli che in qualche modo sono suscettibili alla polio, ma anche tra i riceventi stessi.

Bernard Reis, un professore inglese presso il Vassar College e laureato alla Cornell University e a Harvard, descritto come una persona energica e di successo, atletico e felicemente sposato, portò il suo bambino a farsi vaccinare come gli imponeva la legge. Un mese dopo la vaccinazione del figlio, Reis si stancava solo a fare una rampa di scale e si ammalò di quella che credette un'influenza. Due giorni più tardi collassò in bagno e dopo essere stato portato d'urgenza all'ospedale, rimase completamente paralizzato, fu messo in un polmone d'acciaio e nutrito per endovenosa. Undici mesi più tardi tornò a casa su una sedia a rotelle. «Lo stress di tutto questo era troppo per il mio matrimonio che andò a rotoli», scrive. Da allora la sua vita si è trasformata in un "inferno alla moviola". Nonostante sia in grado di camminare zoppicando, è ancora estremamente debole in seguito all'attacco di polio. Vive con una pensione di invalidità di 300 dollari al mese in un appartamento comunale di New York. Non è stato in grado di ricevere altri compensi o assistenza governativa.

Il 19 febbraio 1983, il giorno in cui Bob e Marjorie dovevano traslocare nella loro nuova casa, Bob cadde sul divano. La mattina successiva non era più in grado di muovere il braccio sinistro. Qualche giorno più tardi era completamente paralizzato. Vari esami più tardi gli venne diagnosticata la poliomielite paralizzante. Sua figlia Chloe era stata vaccinata contro la polio due mesi prima. Nessun dottore aveva avvertito Bob, che soffre della sindrome di Netherton (una malattia cutanea), che il suo sistema immunitario era indebolito dal cortisone e che era ad alto rischio di contrarre la polio da chiunque fosse stato vaccinato contro questa malattia. Questo a dispetto delle avvertenze date ai dottori e contenute sulle scatole dei vaccini, prodotti dalla Lederle: un anno dopo essersi ammalato di polio, Bob morì.

Ci sono stati più di 100 casi di polio paralizzante provocata dal vaccino negli Stati Uniti dal 1975 al 1984, e almeno 10 casi documentati di polio paralizzante provocati dal vaccino vivo ogni anno"4, (nel Regno Unito, sono stati comprovati 13 casi tra il 1985 e il 1991). Il Centro statunitense di Controllo per le Malattie, insieme ad alcuni dottori dell'Università di Colonia, hanno stimato che il rischio effettivo di contrarre la polio per causa del vaccino, è di cinque casi per ogni milione di vaccinazioni effettuate, ossia un caso per ogni 200.000 dosi iniziali, che sono considerate le più pericolose"6.

Come succede spesso per le statistiche ufficiali, la cifra potrebbe essere troppo bassa. Se il vostro sistema immunitario è indebolito, come nel caso dell'AIDS o se assumete dei farmaci come gli steroidi, il rischio è moltiplicato di 10.000 volte. In Germania, la maggior parte dei casi di poliomielite paralizzante provocati dai vaccini si sono verificati tra bambini di due anni o più piccoli cioè tra i riceventi stessi del vaccino.

Oltre al rischio di contrarre la polio, vostro figlio rischia anche di soffrire di peso corporeo insufficiente o di altre malattie paralizzanti. I bambini vaccinati con agenti vivi, come appunto il vaccino contro la polio, è stato dimostrato che soffrono di peso corporeo ridotto in un numero "statisticamente significativo" di casi, rispetto a quei bambini della stessa età che non vengono vaccinati". Quelli che erano piccoli già prima di essere vaccinati hanno maggiori possibilità di soffrire di questo problema.

Recentemente, in Cina, è apparsa una nuova malattia, che la stampa medica ha soprannominato "Sindrome Paralizzante Cinese" (CPS). Nonostante in passato fosse stata diagnosticata come sindrome di Guillain-Barre (GBS), i ricercatori del Secondo Ospedale del Medicai College di Hebei nella Repubblica Popolare Cinese, hanno studiato tutti i casi in profondità concludendo che la malattia, che colpisce i bambini e i ragazzi, era una variante della polio.

Nel 1971, prima che venisse introdotto il vaccino orale per la polio (OVP), nella provincia di Hebei i malati di polio erano molti, ma non si verificavano che raramente dei casi di sindrome di Guillain-Barre. Dopo il 1971, l'incidenza della polio è gradualmente diminuita, ma quella della sindrome Guillen-Barre è aumentata di circa dieci volte. Tre aumenti nei casi di polio, corrispondevano in realtà a tre epidemie della sindrome di Guillain-Barre.

Secondo Yan Shen e Guohua Xi del Reparto di Psichiatria dell'ospedale suddetto, le prove suggeriscono chiaramente che il virus della polio è responsabile dei casi diagnosticati come sindrome di Guillain-Barre. «L'utilizzo diffuso del vaccino orale potrebbe aver portato ad una sua mutazione [del virus] che ha portato a un'alterazione della malattia e / o a un cambiamento nel tipo epidemico principale del virus della polio», hanno scritto.(…)

La Finlandia, come la Svezia e l'Olanda, hanno sempre preferito usare il vaccino morto IPV. Tuttavia, dopo 10 casi di polio, scoppiati nel 1985, il governo ha organizzato una campagna di massa con il vaccino vivo. Qualche settimana dopo la campagna, al Dipartimento di Pediatria dell'Università di Oulu in Finlandia è stato segnalato un gruppo di 27 casi di sindrome di Guillain-Barre in bambini, la stessa che si verificò negli Stati Uniti in seguito all'immunizzazione di massa per l'influenza suina negli anni '70'.

Milioni di bambini che erano stati vaccinati con il vaccino Salk negli anni '50 e '60 erano stati infettati da un altro virus, potenzialmente cancerogeno. Questo virus, dal nome SV40, si scopri che era un "viaggiatore amico" del virus della polio. Il procedimento per uccidere il virus della polio non era sufficiente per uccidere l'SV40. Questo vaccino contaminato fu poi dato a molti milioni di bambini durante la campagna iniziale del 1955 e anche in seguito. Quando si scoprì che un'iniezione che doveva fungere da vaccino combinato per la DTP e la polio conteneva FSV40, fu ritirato dal mercato.

Ora, afferma il Dott. Anthony Morris, TSV40 e agenti simili si sono trovati nei tumori al cervello umano «e anche in situazioni precancerogene del cervello». E stato dimostrato che FSV40 provoca il cancro nei criceti dopo un periodo equivalente a 20 anni umani. Vari ricercatori hanno tentato di legare il vaccino infetto della polio con l'origine dell'AIDS.

Dato il rischio di contrarre la polio dal vaccino vivo, vari governi, tra cui quello americano, stanno ora considerando la possibilità di tornare alla forma morta del vaccino (IPV), in particolare dato che l'industria farmaceutica Merieux in Europa e i laboratori Connaught negli Stati Uniti, hanno prodotto un vaccino morto rinforzato (o E-IPV, in gergo scientifico) che dovrebbe dare l'immunità contro tutti e tre i tipi di polio, dopo due iniezioni. Però il nuovo vaccino, che sembra non provocare più i vecchi problemi, potrebbe causarne dei nuovi. Infatti in uno studio danese il vaccino morto è stato collegato con la sindrome di Guillain-Barre, la debolezza del neurone motorio, le encefaliti, le meningiti e le convulsioni.

Vaccino antiepatite B
L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che il vaccino per l'epatite B (HB) venga incluso nel programma di vaccinazione per neonati o bambini in tutto il mondo, indipendentemente dal fatto che siano oppure no ad alto rischio di contrarre la malattia, che può danneggiare il fegato e che risulta fatale nello 0,1% dei casi.

Al momento 33 paesi hanno politiche nazionali per l'inoculazioni del vaccino antiepatite B. In Italia il vaccino è obbligatorio; negli Stati Uniti è incluso nel programma per i neonati; nel Regno Unito, il Segretario del Ministero della Sanità ha considerato la possibilità che i dodicenni, al possibile inizio della loro attività sessuale, vengano vaccinati contro quella che è fondamentalmente una malattia trasmessa con i rapporti sessuali.

Nel 1979, quando per la prima volta è stato prodotto un vaccino contro l'epatite B, la politica del Regno Unito e degli USA era di identificare e vaccinare i gruppi ad alto rischio, tra cui i tossicodipendenti che utilizzavano droga per endovenosa, le persone sessualmente promiscue e le persone che lavorano nell'ambito della sanità e maneggiano fluidi corporei e sangue. A dispetto di questi sforzi, i casi di epatite sono aumentati di un terzo tra il 1979 e il 1989.

Dato che la fonte esatta della malattia è sconosciuta, le autorità americane ora credono che dovremmo stroncarla sul nascere - cioè nell'infanzia. In altre parole, credono che dovremmo sfruttare il sistema immunitario dei bambini per prevenire la diffusione di quella che è fondamentalmente una malattia a diffusione sessuale.

Quello di cui nessuno parla è come è stato creato il vecchio vaccino. Nessuna produzione di vaccino è simpatica (per, esempio la produzione del vaccino per la pertosse utilizza il muco di bambini infetti, quella per il tifo usa gli escrementi delle vittime e la rosolia viene coltivata in feti abortiti), ma questa è una delle poche che derivavano direttamente dal sangue umano, in particolare, i prodotti del sangue di persone omosessuali che avevano contratto l'epatite.

Il vaccino è stato rimpiazzato all'inizio degli anni '90 da una versione ottenuta tramite l'ingegneria genetica o versione a "DNA ricombinante", che viene coltivata in cellule di funghi unicellulari (miceti). Comunque i primi vaccini derivati dal plasma non sono mai stati ritirati dal mercato e anche le industrie farmaceutiche, che hanno smesso di produrli, hanno continuato a venderli fino a esaurimento. Perciò, fino a poco tempo fa, chiunque si fosse fatto vaccinare per l'epatite avrebbe potuto ricevere un vaccino derivato da sangue umano.

Il New York Blood Center ha affrontato questa questione studiando centinaia di casi in popolazioni ad alto e basso rischio che venivano vaccinate. La loro conclusione è stata che nessuno è a rischio maggiore di sviluppare infezioni da HIV di chi si fa vaccinare contro l'epatite. Quelli a favore del vaccino sostengono che il processo che uccide il virus dell'epatite uccide anche gli altri virus che si trovano lì.

Ma sappiate che, al momento, molti scienziati ad alto livello, tra cui il coscopritore del virus dell'AIDS, stanno mettendo in dubbio la teoria dell'esistenza di un virus singolo dell'AIDS. E' probabile che un certo numero di cofattori nel sangue che provocano o contribuiscono all'AIDS non vengano uccisi in questo procedimento. Il Segretario alla Sanità ha definito questo vaccino "perfettamente sicuro". Finché non capiremo cosa provoca l'AIDS nessuno può fare questa affermazione con assoluta certezza.

La questione dell'AIDS potrebbe essere la ragione per cui i dottori, le infermiere e altri impiegati della sanità ad "alto rischio", hanno evitato questo vecchio vaccino. Nel 1992 è stato inviato un questionario a 595 medici generici. Nonostante la maggior parte di loro abbia scritto che tutti i medici generici dovevano essere vaccinati contro l'epatite B, solo la metà si è effettivamente vaccinata. Un altro problema del vaccino antiepatite B è che le persone vaccinate sono risultate spesso erroneamente positive al test HIV.

Nel 1988, la Nuova Zelanda è stato uno dei primi paesi ad adottare un programma universale di vaccinazione contro l'epatite B per i neonati. L'obiettivo era di inoculare i bambini di certe madri affette da epatite B in tutto il paese e tutti i neonati di sette distretti. Il Ministero della Sanità neozelandese si è vantato con orgoglio che il suo programma fosse «il programma più ampio del mondo di immunizzazione nazionale». Tuttavia presto ha avuto una visione più lucida man mano che il programma andava svolgendosi. Dopo soli tre mesi, il Ministero della Sanità di Hamilton a Wellington inviò per fax un messaggio a tutti i coordinatori del programma di epatite B in tutta l'area da parte dei principali ufficiali medici, indicando che avevano ricevuto dei rapporti di shock allergico mortale in bambini in seguito alla vaccinazione.

Un anno più tardi il responsabile medico per gli eventi avversi contò i vari effetti collaterali sofferti dai bambini tra cui letargia e malessere, diarrea, asma, artrite, sindrome di Guillain-Barre, svenimenti, pallore, perdita di conoscenza e calo della pressione sanguigna. Il rapporto notò che l'incidenza di eventi avversi potrebbe essere stata vicina a un caso ogni cinquanta bambini dopo la prima dose dell'iniezione.

Nell'aprile del 1992, un dottore della Nuova Zelanda piuttosto preoccupato informò il Ministero della Sanità che fare la vaccinazione antiepatite B contemporaneamente a quella per la DPT e/o la polio soffocava il sistema immunitario dei suoi pazienti anche quando gli altri vaccini erano ben tollerati singolarmente. Un certo numero di neonati soffriva anche di itterizia post natale prolungata, che durava fino a due o tre settimane. In seguito a questi problemi, il Ministero della Sanità neozelandese, con la coda tra le gambe, ha sospeso brutalmente il programma di vaccinazione contro l'epatite B.

A parte quello che possiamo apprendere dall'esperienza neozelandese, c'è molto che non sappiamo sul nuovo vaccino a "DNA ricombinante" antiepatite B. Tra il 30 e il 50% delle persone vaccinate con tre richiami perdono gli anticorpi entro sette anni. Questo potrebbe significare che probabilmente sarebbe necessario un richiamo ogni cinque anni per tutta la vita. Sappiamo inoltre che 1-2% dei casi (in altre parole 1 o 2 bambini ogni 100) vengono vaccinati inutilmente, perché il vaccino "non attecchisce". Questo alto tasso di fallimento si riscontra anche negli adulti: uno studio ha indicato che il 10% dei volontari vaccinati non hanno prodotto anticorpi.

Circa 12.000 effetti collaterali legati al vaccino contro l'epatite B sono stati documentati dal Sistema Americano per la Registrazione degli Eventi avversi delle Vaccinazioni tra il 1990 e il 1994. Le documentazioni indicavano vari danni gravi tra cui il ricovero ospedaliero e la morte. Una buona parte includeva adulti a cui veniva fatto il vaccino contro l'epatite B da solo.

Nuove malattie portate dai vaccini

Oltre ai pericoli delle iniezioni individuali, l'ultimo problema scoperto con la vaccinazione in generale ha a che fare con i modi in cui i vaccini stessi sono responsabili di nuove malattie. Farsi vaccinare con una versione morta o indebolita di un virus può farvi sviluppare un "mutante" virale o incoraggiarne la crescita nella popolazione in genere.

E' stato stimato che il 3% dei bambini nati da madri vaccinate contro l'epatite B sviluppano una forma mutata di epatite B. In uno studio condotto su un ampio gruppo di bambini nato da madri positive all'epatite B e a cui era stato fatto un programma di immunizzazione completa contro l'epatite B appunto, uno su 60 diventava positivo, uno su 80 indicava lo sviluppo di un virus mutante del vaccino. Questo mutante è stato associato con l'epatite e con altre malattie attive del fegato.

L'altro problema dei virus mutanti è che spesso non vengono rilevati negli esami effettuati del sangue dei donatori, cosicché questa forma nuova di epatite potrebbe essere trasmessa tramite il sangue delle donazioni. E naturalmente il mutante potrebbe infettare anche gli individui vaccinati. Sono stati fatti collegamenti tra la prevalenza sempre maggiore di meningiti pneumococciche resistenti alla penicillina e la vaccinazione universale HIB. Man mano che i ceppi dell'influenza H di tipo B vengono cancellati dalla vaccinazione, sopravvivono e aumentano i ceppi mutanti della stessa.

Uno studio ha preso in esame 408 ceppi di meningite HIB. Nonostante il 94% fossero ceppi della influenza H di tipo B, il resto erano ceppi non sierotipizzabili della influenza haemophilus. Gli autori hanno predetto che man mano che si procede nell'uso dei vaccini contro l'HIB, aumenteranno sempre più otiti medie, sinusiti, bronchiti croniche e altre infezioni soprattutto di tipo respiratorio causate da ceppi non sierotipizzabili.

Negli anni '60, quando alle reclute dell'esercito americano venne dato un vaccino sperimentale morto contro la polmonite, il vaccino provocò cambiamenti imprevisti nel tipo di virus. Tra le reclute si verificarono delle epidemie di malattie provocate da questi virus mutanti, che resero inutile il vaccino e fecero tornare gli scienziati nei loro laboratori per sviluppare un vaccino che avrebbe ucciso anche le mutazioni.

Ora ci si comincia a rendere conto che le iniezioni di qualsiasi tipo (incluse le vaccinazioni) possono aumentare il rischio di contrarre la polio. H.V. Wyatt del Dipartimento di Medicina Comunitaria dell'Università di Leeds è stato uno dei primi a studiare il collegamento stupefacente tra le iniezioni multiple di qualsiasi genere, soprattutto di penicillina, fatte ai bambini piccoli, con la poliomielite, in particolare in paesi in via di sviluppo dove i bambini ricevono più iniezioni rispetto ai paesi sviluppati.

La polio che si sviluppa dopo un'iniezione "preventiva" è ora un fatto accertato e riconosciuto in paesi come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Quando un gruppo di casi di polio paralizzante si verificò dopo una campagna di vaccinazione di massa con il virus vivo della polio, i ricercatori dell'Università di Colonia avvertirono che il DPT (cioè il vaccino contro la difterite, il tetano e la pertosse) non poteva essere somministrato contemporaneamente al vaccino per la polio.

H.V. Wyatt ha studiato durante tutto il corso della sua carriera popolazioni diverse, confrontando la terapia fatta tramite iniezioni e le epidemie di polio, tra cui le iniezioni che vengono fatte ai bambini per la sifilide congenita, ed è convinto che le iniezioni multiple possano essere responsabili del 25% dei casi di paralisi durante le epidemie di polio e di un aumento di suscettibilità del 25% alla malattia durante i periodi non epidemici. Un'unica iniezione, ha scoperto, potrebbe aumentare di cinque volte il rischio di paralisi e trasformare, quello che potrebbe essere un attacco non paralitico, in un attacco paralitico. Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha concluso che il suo programma di immunizzazione tramite il vaccino diffuso potrebbe provocare la poliomielite.

Wyatt crede inoltre che il rischio potrebbe essere cumulativo - cioè, iniezioni multiple nel tempo potrebbero aumentare il rischio di contrarre la polio in qualche momento del futuro, come il fatto di farsi fare varie iniezioni a brevi intervalli di tempo. La tesi di Wyatt fa molto riflettere sulle origini della grande epidemia di polio di questo secolo, che potrebbe essere stata favorita dall'introduzione di una vaccinazione ad ampio raggio e dalla penicillina. Di recente la sua tesi è stata convalidata da un nuovo studio condotto in Romania, eseguito dai Centri Americani per il Controllo delle Malattie, che indica che l'inoculazione del vaccino per la polio provoca la malattia stessa. Mentre il vaccino per la polio pare che provocasse la paralisi. Infatti, i bambini che ne erano affetti erano stati esposti a molte altre iniezioni di vaccini e antibiotici. I bambini erano particolarmente a rischio di paralisi se venivano fatte loro altre iniezioni meno di trenta giorni prima di essere vaccinati per la polio".

I vaccini, in particolare quelli per il morbillo e la tubercolosi, sono stati anch'essi collegati con un'epidemia di non molto tempo fa di encefalomielite mialgica (EM), conosciuta anche con il nome di Sindrome da Affaticamento Cronico, in particolare tra i bambini. (…) In un gruppo di studio, si è scoperto che fino a un sesto delle persone che soffrivano di encefalomielite mialgica avevano contratto la malattia il mese dopo essere state vaccinate. La vaccinazione appare comportarsi come un detonatore se c'è un'infezione dormiente o un sistema immunitario esausto o danneggiato (o per causa di trattamenti a base di steroidi o per un'infezione virale di lunga durata), o anche se si soffre di allergie.

Uno sguardo alla letteratura medica fornisce una prova devastante del fatto che molti programmi di vaccinazione hanno provocato molti più problemi di quanti ne abbiano risolti. In più di 30 anni, il vaccino contro il morbillo ha provocato mutazioni violente della malattia, trasformandola in una malattia anche per adulti e ci ha lasciato con un'immunità inadeguata da passare ai nostri figli. Inoltre ora abbiamo un numero elevato di bambini danneggiati dai vaccini. Ma questo è solo il mero accenno delle ripercussioni della nostra volontà di interferire con la natura.

Il Dott. Michael Odent e il suo Centro di Ricerche Sanitarie di Londra ha condotto uno studio sull'allattamento a lungo termine. Questo studio è iniziato esaminando se l'allattamento a lungo termine protegge contro gli eczemi e l'asma. Ma nel corso delle ricerche gli studiosi hanno fatto una scoperta inaspettata: i bambini immunizzati contro la pertosse avevano la possibilità sei volte maggiore di contrarre l'asma rispetto a quelli che non avevano ricevuto il vaccino. Praticamente in ogni categoria (numero di giorni di malattia, casi di mal di orecchie, ricoveri ospedalieri...) i bambini non vaccinati erano più sani. (…)

Generazioni di bambini con immunità inadeguata diverranno adulti senza immunità placentale da passare ai loro figli, che potrebbero allora contrarre il morbillo da neonati, periodo nel quale dovrebbero essere protetti dagli anticorpi della madre. Infatti, uno studio ha indicato che i livelli di anticorpi sono più bassi nelle donne giovani che sono state vaccinate piuttosto che nelle donne di una certa età.

Se questi vaccini forniscono solo un'immunità temporanea o imperfetta, molti dei nostri bambini potrebbero divenire suscettibili alla rosolia, alla parotite o al morbillo in età adulta, quando queste malattie sono molto più pericolose. La rosolia rimane una malattia dell'infanzia nelle comunità Amish isolate che si trovano negli USA. E' diventata sempre più una malattia dell'adolescenza e dei primi anni dell'età adulta nel resto degli Stati Uniti a causa del programma di vaccinazione. I casi di rosolia nelle comunità Amish sono stati praticamente sempre leggeri e le donne incinte paiono esserne naturalmente protette.

Alternative all'immunizzazione

Immunizzazione e vitamina A
Anche per i bambini a rischio di contrarre il morbillo esistono misure meno drastiche, oltre all'immunizzazione. Quando i livelli di vitamina A sono bassi, gli strati esterni delle nostre membrane mucose divengono squamosi e il ricambio di cellule diminuisce. Il virus del morbillo infetta e danneggia questi tessuti in tutto il corpo; le concentrazioni di vitamina A nel sangue, anche in bambini ben nutriti, possono diminuire fino a raggiungere livelli che di solito sono quelli dei bambini denutriti.

Durante il morbillo i bambini con livelli bassi di vitamina A possono sviluppare una deficienza acuta di vitamina, che si può trasformare in danni agli occhi e magari in un rischio di morte per malattie respiratorie e diarrea.

Nel 1992, ricercatori Newyorkesi hanno misurato i livelli di vitamina A in 89 bambini con meno di due anni e li hanno confrontati con un gruppo di controllo. Tra i bambini con il morbillo il 22% aveva un livello di vitamina A troppo basso. Quelli con livelli bassi avevano più possibilità di avere la febbre a 40°C o più, di avere la febbre per sette giorni o più e di essere ricoverati in ospedale. Altri studi dimostrano che i bambini con una deficienza anche leggera di vitamina A avevano più probabilità di morire di morbillo.

Dare la vitamina A ai bambini ammalati di morbillo grave (cioè in casi potenzialmente letali) può diminuire le complicazioni o le possibilità di morte per la malattia. Gerald Keusch del Medicai Center di Boston, nel New England, che ha condotto uno studio tra i bambini in età prescolare in India, sostiene che la vitamina A dovrebbe essere somministrata ai bambini ogni volta che c'è la prova di una carenza o una possibilità che si manifestino delle complicazioni provocate dal morbillo. In Africa, dove il morbillo è mortale, le percentuali di morte sono state ridotte di sette volte tra i bambini con meno di due anni a cui era stata somministrata la vitamina A. La vitamina A offre inoltre una protezione contro i virus simili alla polio.

Altre misure preventive
Oltre ad allattare vostro figlio per tutto il tempo possibile, nutritelo in modo sano e con cibi genuini ed evitate di mandarlo all'asilo nido troppo presto, così lo proteggerete da molte malattie dell'infanzia. Le pratiche attuali dell'assistenza ai bambini, in particolare la nostra tendenza a istituzionalizzarli troppo presto, hanno dato luogo a epidemie di certe malattie infettive come la meningite. Sia il Dott. Robert Mendelsohn che il suo editore Vera Chatz sono stati i primi a parlare dei pericoli dello "stoccaggio" di grandi gruppi di bambini che non hanno ancora imparato a gestire le loro necessità corporali.

I sospetti di Mendelsohn sono stati poi supportati da vari studi nella letteratura medica, che indicano che le strutture per l'assistenza dei bambini sono vittima di epidemie causate dalla HIB. Alcuni ricercatori hanno esaminato otto centri per l'assistenza ai bambini e hanno scoperto che la percentuale di attacco di questo tipo di meningite era di 1.100 casi su 100.000 - fino a 24 volte quello dell'incidenza generale tra i bambini sotto i quattro anni.

Uno studio più recente ha concluso che i centri più a rischio includevano quelli dove i lavoratori utilizzavano teli o fazzoletti di stoffa (piuttosto che fazzoletti di carta) per pulire i nasi dei bambini o permettevano l'ingresso a bambini affetti da diarrea o che ancora non avevano imparato ad andare alla toilette da soli. Ironicamente, i posti peggiori erano quelli gestiti come affari commerciali piuttosto che quelli gestiti da volontari.

Se pensate che con un'iniezione vi sentireste più sicuri della salute del sistema immunitario di vostro figlio, provate a considerare le alternative omeopatiche. Ci sono prove scientifiche che dimostrano che funzionano. In uno studio condotto su larga scala, più di 18.000 bambini sono stati protetti con successo da un rimedio omeopatico (il Menigococcinum IICH) contro la meningite, senza alcun effetto collaterale.

Se decidete di far vaccinare vostro figlio, considerate ogni vaccino accuratamente rispetto alla minaccia della malattia (è effettivamente un rischio grave per la sua salute e la sua vita o si tratta solo di una scocciatura?) rispetto al rischio del vaccino stesso.

Se optate per il vaccino contro la polio, potreste considerare l'idea di chiedere che vostro figlio riceva la versione morta del vaccino piuttosto che quella viva. In alcuni rapporti, i vaccini vivi contro la polio sono stati raccomandati solo per un utilizzo durante delle vere e proprie epidemie nei paesi in via di sviluppo, oppure se la varietà morta non ha funzionato o non è disponibile.

Se vostro figlio è già stato vaccinato e deve fare i richiami, potete richiedere che vengano analizzati i livelli di anticorpi nel sangue prima di sottoporlo al rischio di iniezioni che, in alcuni casi, hanno solo un 50% di possibilità di funzionare.

Potete ottenere dei risultati molto migliori dando a vostro figlio un succo di carota e facendogli seguire una dieta sana, piuttosto che facendogli fare una vaccinazione. Per quanto riguarda i neonati e i piccoli, utilizzate il vostro denaro per il programma di immunizzazione più vecchio di tutti: il buon vecchio latte materno.



tratto dal libro:
"Ciò che i dottori non dicono" di Lynnie McTaggart
Gruppo Editoriale Macro (alcuni stralci dal capitolo 6)



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